mercoledì 5 novembre 2014

Rafforzare salute e autostima attraverso il nome proprio

Scendere alternativamente con le ginocchia flesse dicendo il proprio nome
Quando nasciamo l’energia vitale scorre fluidamente nel corpo, purtroppo durante la crescita, se intervengono interferenze di percorso nella relazione madre-bambino, si creano alcuni blocchi energetici che promuovono variegati meccanismi di difesa utili a far sopravvivere, anche se  costruiscono una corazza caratteriale che provoca problemi del comportamento, sintomi psicologici e organici presenti anche in tarda età. Tra i fattori che influenzano la formazione della personalità globale interviene anche il nome proprio, spesso prescelto dai genitori prima ancora della nascita dei figli. È il nome proprio che ci differenzia dalla famiglia di origine e dagli altri, che ci fa riconoscere, che ci accompagna per tutta la vita ed anche dopo la morte.
Il nome è portavoce di eredità storico-religiose, archetipiche e familiari, ed è anche ricco di vibrazioni sonore che si ricollegano al respiro di chi lo pronuncia. Ogni essere nato radica la sua identità e il suo respiro anche in rapporto al nome con cui viene chiamato. Se il nome anagrafico coincide anche con il nome con cui il bambino viene interpellato, il nome proprio diviene l’identità strutturale stabile e immutabile su cui la persona ancora il respiro, le vibrazioni sonore e le molteplici costellazioni psicologiche che influenzano le sue azioni, aspettative ed emozioni.
Qualunque nome proprio è composto da sillabe corrispondenti a suoni che hanno una loro peculiare risonanza energetica in specifiche parti del corpo; il suo suono vocale promuove un’apertura respiratoria che inconsciamente permette risonanze affettive ed energetiche differenti. Le vocali che toccano gli organi più profondi come “a - o - u” agevolano un’energia connessa alla gioia e al piacere della vita; le vocali collegate al torace e alla testa come “e - i” promuovono energie congiunte rispettivamente al coraggio e alle attività mentali. In virtù di questi stimoli derivanti dal pronunciare il nome proprio o nell’essere interpellato, il corpo riceve vibrazioni che agevolano emozioni individuali. I genitori, nel scegliere il nome del figlio strutturano nel loro immaginario delle speranze specifiche che favoriscono la formazione del carattere e le aspettative collettive. L’individuo diviene inconsapevolmente portavoce di valori a lui del tutto estranei che caricano positivamente o negativamente il carattere, le scelte di vita, le proiezioni e identificazioni su cui poggiano il pensiero, l’identità e gli ideali dell’io. È importante osservare che durante la psicoterapia bioenergetica, nel vocalizzare i suoni del nome proprio, il corpo risponde con vibrazioni ed emozioni del tutto individuali: l’ancoraggio positivo nella totalità mente-corpo è anche favorito, in ogni caratterologia, dal suono del nome proprio e dall’elaborazione analitica delle motivazioni genitoriali sulla sua scelta e sulle intrinseche costellazioni.
Nella seduta individuale il lavoro psicologico è svolto sia sui contenuti inconsci che sulle emozioni che scaturiscono dalla respirazione e vocalizzazione dettata dal nome proprio: ciò può avvenire in posizione Grounding o sdraiata a seconda della personalità del paziente. Nel gruppo l’incontro avviene in coppie che, tenendosi per le mani frontalmente, iniziano l’esercizio in cui uno dei due resta in Grounding per sostenere l’altro mentre scende con le ginocchia flesse e gli occhi chiusi, ribadendo tre volte il proprio nome, per poi risalire con gli occhi aperti e riaffermarsi per altre tre volte. Il reciproco movimento viene ripetuto alternativamente quattro volte al fine di consolidarsi meglio nella propria identità corporea. Il radicamento nel nome proprio conferisce salute e autostima, aumenta il Grounding psicocorporeo in profondità conferendo fiducia e sicurezza dinamica.