mercoledì 5 novembre 2014

La fobia inconscia di muovere il corpo

Interagire con l'altro attraverso il movimento
Medici e riviste consigliano di praticare delle attività fisiche per vivere in salute, ciò nonostante numerose persone evitano qualsiasi motricità adducendo scuse variegate, anche se recenti studi hanno dimostrato che le esperienze dolorose emotivo-cognitive passate e presenti memorizzate nel corpo possono influenzare negativamente l’inconscio al piacere della padronanza di se nel movimento. La negazione delle attività corporee inizia sin dall’infanzia attraverso una continua comunicazione familiare e scolastica. Si cerca in tutti i modi di tenere i bambini fermi e silenziosi, evitando di inserire nella loro vita quotidiana ore dedicate al gioco motorio. L’ansia giudicante manifestata ai piccoli crea un condizionamento a sentirsi in colpa tanto che induce a un’inconscia autopunizione ogni qualvolta  dove il corpo è in ritmica armonia con il divertimento. Il giudizio introiettato memorizza un imprinting della proibizione a muoversi, il divieto introiettato è rinforzato dalle frasi “te l’avevo detto,  se stavi fermo non ti accadeva”. La negazione rimane impressa nell’inconscio e nel corpo creando forti stasi di energia per evitare di sentire sia il desiderio piacevole di muoversi sia la paura di un’eventuale doloroso incidente. La fobia al movimento incastonata e nascosta nelle stasi di energia, in lunghi tempi, stimolata da particolari circostanze della vita diviene una perfetta calamita di malattie. Le fratture, gli interventi, le scivolate nel periodo adolescenziale o in età adulta sono una coazione a ripetere per evidenziare uno spavento pregresso e misconosciuto che si manifesta con pensieri catastrofici, depressione, ansia, paura di non guarire, di uscire di casa e riprendere la vita quotidiana.
La coazione a ripetere è ricercata inconsciamente per trovare una soluzione adulta. La difficolta  emotivo-cognitiva si manifesta in misura più o meno grave a seconda dell’entità dei divieti alla motricità ricevuti da bambini. L’incidente è una macroscopica fotocopia delle piccole e grandi cadute dell’infanzia e delle risposte punitive, per questo i pazienti dicono “il mio dolore persistente è ereditario”, “è causato dal lavoro”, “non lavorerò mai più, non uscirò mai più”, “non guarirò mai più”. Simbolicamente nell’affermare “è ereditario” l’inconscio manifesta la proibizione ereditata dai divieti genitoriali. L’impossibilità a riprendere il lavoro è il simbolo della negazione assimilata nell’andare verso il gioco di gruppo. “Non guarirò più” è la voce interiore che sente l’impotenza inconscia a liberarsi da tutte le interdizioni ormai assorbite. Queste reazioni emotivo-comportamentali al dolore sono scientificamente convalidate in persone che devono ricorrere alla riabilitazione neuromotoria specialistica dopo interventi chirurgici, fratture, dolore lombare subacuto o cronico. L’aspetto bio-psico-sociale del paziente nel suo insieme suggerisce la necessità di riabilitare la persona in modo complessivo. La registrazione di comportamenti legati al dolore può aiutare gli specialisti in Medicina Riabilitativa ad attuare ricondizionamenti cognitivo-comportamentali considerando lo stato psicologico e sociale della persona. Numerosi psicologi hanno elaborato la Scala Tampa di Kinesiophobia, test valido per verificare il grado della fobia del movimento, sia in coloro che devono riabilitarsi, sia negli adolescenti e adulti che, pur non avendo subito incidenti, evitano qualsiasi tipo di motricità. La verifica potrebbe essere utile per iniziare un lavoro di prevenzione nelle scuole e negli uffici perché coloro che inconsciamente evitano le attività fisiche sono spesso esposti all’ansia o patologie delle articolazioni. Coloro che si rivolgono alla psicoterapia superano l’inconscia fobia per qualsiasi attività fisica tanto che dopo parecchie sedute individuali di analisi dei sogni integrati all’analisi Bioenergetica chiedono di frequentare una classe di esercizi Bioenergetici,  successivamente iniziano ad andare a scuola di nuoto, di ballo e a frequentare le palestre. La mente e il corpo integrati tra loro aprono il varco verso una salute vibrante.