mercoledì 11 maggio 2016

Dall’insostenibile colpa della felicità alla gioia di vivere, con le risorse della Bioenergetica

Lo scopo principale di tutte le nostre azioni è il perenne tentativo di raggiungere la felicità e di evitare il dolore. Malgrado i nostri sforzi e meriti, spesso non ci riusciamo. Talvolta ci stupiamo nel constatare che le rare persone felici sono addirittura le meno virtuose. Il disorientamento che ne deriva lascia un senso d’impotenza generale, tanto da chiedersi: “Come è possibile che una condizione così umana, tanto desiderata, sia altrettanto difficile da perseguire? Cos’è questo quid misterioso, che si insinua indisturbato nell’atteggiamento globale di colui che è infelice?”. Per chi è avvezzo ad una cultura razionale, può sembrare inaccettabile l’idea che il boicottaggio che s’instaura nella persona sfortunata provenga proprio dal suo inconscio, dal suo respiro, dalla sua totalità non consapevole. Se non prendiamo in considerazione i messaggi contraddittori provenienti dai simboli dei nostri sogni, dalla profondità del respiro, dalle tensioni muscolari e le sensazioni che ci provengono dal corpo, ci sentiremo spesso più nel dolore che nella gioia di vivere. L’esplorazione inconscia può avvenire sia prendendo in considerazione l’attività onirica, sia abbandonandosi ad appropriati esercizi Bioenergetici. Attraverso i sogni, spesso si constata che inconsciamente la felicità tanto ambita è altrettanto temuta, poiché ci induce a confrontarci con un senso di colpa archetipico per la sofferenza altrui. Il nostro dolore, negativo e confuso, è inconsapevolmente accompagnato dal timore di differenziarsi dal proprio nucleo familiare che spesso vive in situazioni mediocri o fallimentari. Il senso di colpa, anche se difficilmente riusciamo a sentirlo perché sottilmente rimosso, è un sentimento così universale che lo ritroviamo alla radice di tutte le religioni, fiabe o antichi miti: basti pensare alla storia di Adamo ed Eva. Il senso di colpa può avvenire a livello inconscio e corporeo per: 
● la tendenza a non raggiungere la felicità per adeguarsi alla vita familiare 
● il tentativo di allontanare la felicità per non sentirsi in colpa verso la sofferenza altrui 
● la distruzione dell’oggetto della felicità 
● il non godere della felicità offerta dal partner per orgoglio ferito 
● il procurarsi défaillances sessuali per aggredire l’oggetto del piacere 
● il desiderio di espiare i sensi di colpa rispetto alla felicità raggiunta 
● il procurarsi insuccessi per deludere o colpevolizzare 
● il sentirsi indegni di aver raggiunto l’oggetto della felicità. 

Quando il corpo riesce a manifestarsi nella sua primordiale forza infantile, sia nel movimento che nella voce, le emozioni dolorose, all’epoca represse, sgorgano vivide e liberatorie. Man mano che emergono le antiche pulsioni e si vive la catarsi del dolore e della rabbia, lo sguardo diviene più vivace, il corpo più vibrante ed armonico. La fiducia in se stessi emerge e spinge verso azioni creative piene di amore per se stessi e per gli altri.